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Fenomenologia dei beluscones, ovvero trattato della scomparsa dell'intelletto

Tra una spadellata e l’altra di piatti prelibati in cucina al tempo di un eccellente ritmo punk dei gloriosi X (mica la paccottaglia melensa e fiacca che propinano i Green Day…) ho pensato alla fenomenologia dell’elettorato dei berluscones, cioè di quella parte di popolo che vede nel megalomane brianzolo ammalato di priapismo mentale il Salvatore della Nazione, il garante della Libertà (di evasione e sfruttamento, nda), il Don Vito Cuménda.
In effetti non si dovrebbe pensare ad argomenti tristi e penosi quando si dà voce all’arte della creazione culinaria e a pensarci bene, io che della Patria non so che farmene – soprattutto se governata da affaristi e mafiosi – e che prova un certo disgusto su ciò che è artificiosamente sacro e divino a scapito dell’intelletto umano, potrebbe inficiare l’esito della vocazione al buon sapore.
Tuttavia il buon umore dal buon gusto genera riflessioni, osservazioni, confronti, provocazioni e affermazioni su ” io non ho votato il Berlusca, ma allora chi l’ha votato”, al che sono arrivato a selezionare fondamentalmente due fenomenologie di tale elettorato.
Mi riferisco a chi votava Forza Italia, non l’ex partito di Fini o la Lega…per la Lega è semplice, la votano gli xenofobi qualunquisti con un quoziente intellettivo difficilmente riscontrabile e il fatto che cresca nelle consultazioni elettorali è il sintomo della mancanza di applicazione nell’esercizio dell’intelligenza e riflessione umana da parte di certo popolo italiano, pardon, padano. Nei laboratori quando un parametro chimico non si rileva, tecnicamente si riporta sul referto “non rilevabile”. Cioè ci sarà ma è ininfluente. Roma Ladrona, eh già…
Tornando ai berluscones e al successo che loro stessi decretano al loro Guru della propaganda fritta, mi viene da pensare se essi siano dotati di un minimo di obiettività e critica, quella che tutto sommato molti elettori di sinistra dimostrano di possedere nei confronti dei rispettivi “rappresentanti”.
Due fenomenologie di elettori dicevo. La prima quella delle “donne”, la seconda quella degli “imprenditori”. La prima che rivendica un’altra cittadinanza femminile, a quella storicamente in mano ai movimenti femministi di sinistra, una contrapposizione della donna d’assalto casalinga o imprenditrice a quella radical chic intellettuale, la rivincita e affermazione (di cosa?) della telespettatrice della televendita delle pentole e della fiction infinita. Naturalmente è un approssimazione per eccesso, ci saranno anche donne con il foulard e un libro sottomano che votano a destra e rampanti donne con borse Louis Vuitton che votano a sinistra. In quel caso è facile che abbiano un libro della Fallaci, gli ultimi intendo. Oriana Fallaci, la paladina dei sacri valori cristiani ( a parole).
L’altra categoria è quella degli imprenditori e qui non spendo molte parole, in fin dei conti l’imprenditore è un elettore “atipico”, quello che conta è che gli vengano fatte pagare poche tasse e che possa pagare ancora meno i dipendenti. Anche qui l’approssimazione è per eccesso, vi sono piccoli imprenditori che se non evadono non mangiano e altri che si mettono nei panni dei redditi fissi.
Ascoltando qua e là frammenti di interviste televisive, articoli di giornale e discussioni sui mezzi pubblici, sul lavoro, sui blog, mi rendo sempre più conto di quanto l’Italia sia un paesone provinciale rimasto (e mantenuto) ai tempi dei Comuni, un paese fazioso rimasto ai tempi dei guelfi e ghibellini dove la Tv commerciale (e da tempo anche quella “pubblica”) fatta di quiz culi e tette soffoca e scandisce il tempo delle persone. Mi fanno ridere i dibattiti sulle veline e i culi al vento. Ovvio che ci siano, i maschi fantasticano scopate succulente e le femmine invidiano e rincorrono quei modelli per cercare di celebrare il loro bisogno di successo. Considerato che i contenuti non ci sono (e che non devono esserci), ci si accontenta delle forme, ma solo di quelle estetiche…Oscar Wilde era un’esteta ma in forma letteraria.
Ma tornando al nostro Don Vito Cuménda, in un paese così geograficamente ed economicamente diverso e diviso dove la Mafia è la prima società per fatturato, ovvio che un personaggio di potere che si cala nel popolo ha successo e credito. Comportamenti che i moderni leader di sinistra (mi viene da ridere a scrivere sinistra) dal linguaggio intellettual radical chic concedono solo dai salotti e dal pozzetto della barca a vela. In fin dei conti il miglior alleato del Berlusca è il centrosinistra…
Quando lo vedo tra la folla mi sembra di vedere il Papa tra i fedeli ammalati di idolatria o i mafiosi papponi di Napoli e Palermo che un tempo distribuivano dal balcone un po’ di mancia tra i bisognosi facendosi baciare l’anello. Il successo del Berlusca al sud è benedetto dalla mentalità servile e clientelare radicata e imposta dalla Mafia. In Tv in meridione una donna ha detto che il Puttaniere Istituzionale ha firmato un assegno ad una donna che gli chiedeva aiuto, aggiungendo “dove lo trovi un altro leader che regala i soldi?”
Sembrerebbe un esempio limite ma il successo del Sultano di Arcore sta proprio nel suo atteggiamento paternalistico e mafioso, dell’uomo che può tutto e che se non riesce è per colpa degli altri . L’Italia è un paese per metà governato dalla Mafia e la Mafia fa affari con chiunque non le metta i bastoni tra le ruote. Ogni tanto cambia i vertici esattamente come nelle aziende con i presidenti e gli amministratori delegati.
Trovo sorprendente la totale cecità nell’elettorato dei berluscones. Se si crede alla verginità della Madonna, ovvio che si creda anche agli asini che volano.
E un bel paradiso fiscale vale più di un posto nel Paradiso celeste.
…e mischiare la politica e il denaro con la fede fa proprio schifo, ma a penarci bene non è in Sicilia che durante la processione della Madonna, la sacra vergine viene riempita di denaro?
Bleah, brutta roba la superstizione…
Due cosucce rovinano l’Italia…Mafia e Vaticano.

Pubblicato il 20/10/2009 alle 18.17 nella rubrica Diario.

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