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It's allright Ma (I'm only bleeding)
23 gennaio 2009
giovani mantidi

Sul vagone treno che mi riportava a casa da Genova mi ha fatto compagnia lo sguardo svagato civettuolo divertito assonnato malizioso di una ragazza che poteva al massimo avere ventanni. Ciondolava con la testa e il pensiero tra un’amica e l’altra dello scompartimento aperto elargendo sorrisi e domande tra una sistemata e l’altra dei capelli lunghi castano chiari lisci e aggiustandosi un cinturone elastico per mantenere intatto il suo look e coprire il generoso perizoma rosa che vedevo sbucare dai pantaloni fasciati color oro.
Mi colpiva il taglio degli occhi verdi brillanti e il naso che si arricciava quando sorrideva. Ciglia lunghe - più delle mie - labbra disegnate perfettamente tra due impercettibili fossette e lo sguardo, sguardo da giovane Mantide che gioca a interpretare Ofelia, ma io non sono Leopardi. Consapevole di una bellezza e grazia matura brillava di una luce vellutata tra il grigiore e la lentezza del treno immerso nella foschia.
Ho incontrato il suo sguardo ogni volta che alzavo il mio dal libro che leggevo ma non leggevo. Un gioco di reciproca seduzione, conferme e riconferme di vanità, di micro appagamento temporaneo.
Non sono solito fissare o rimanere incantato ma devo averlo fatto per diversi secondi, che se si possiede un animo timido sono un’eternità, un altro gioco a chi resiste più a lungo. E’ scappato ad entrambi un piccolo sorriso di nervosismo o di imbarazzo o di simpatia.

Oltre a delle amiche era in compagnia di un paio di coetanei che non nascondevano intenzioni e simpatie accentuate nei suoi riguardi. Avrei voluto possedere la bacchetta magica per impietrirli o farli sparire come cenere ma in fin dei conti non ce n’era bisogno poiché quella fata raramente riusciva a degnarli di attenzioni per più di pochi istanti, e la mia simil gelosia si placava.
Più di una volta ho avuto l’impulso di staccare il basso martello pneumatico e la voce possente dei Korn sparata nel cervello, alzarmi e sedermi davanti a lei. Far alzare una delle sue amiche chiedendole gentilmente di andare a raccontare la storia del rossetto che non sbava a un’altra oca – perché lei è non ha un filo di trucco, stronza.
Forse avrei fatto parlare i miei occhi dentro i suoi. Mi sarei fatto leggere e spogliare. Dentro avrebbe potuto nuotare tra l’istinto di baciarle le labbra, quelle labbra carnose rosate da mordicchiare.

Avrebbe potuto vedersi riflessa in uno specchio e sopportare i miei colpi ostinati durante la presa sui fianchi. Godere del suo volto accaldato, delle dita della mia mano nella sua bocca, del fiotto del mio nettare sulla sua fronte.
Invece ho ricominciato a leggere il libro La polvere del Messico senza più rialzare lo sguardo.
Giunti in stazione appena preso terra a braccetto di un’amica si è girata verso di me che scendevo gli scalini, non ha sorriso. Ho sistemato gli auricolari del lettore mp3, è partita When Will This End, pochi secondi e la sua figura era già sparita tra la folla della banchina.
In metropolitana ho ripensato a quello sguardo, ho saltato la fermata.
Tornando indietro ho pensato che non sarò Leopardi, ma un Anomino Pirla sicuramente.
(o un coscienzioso timido?)




permalink | inviato da amphetamine il 23/1/2009 alle 9:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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