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It's allright Ma (I'm only bleeding)
7 gennaio 2009
prendimi sul tavolo

Abbiamo deciso di cenare alla Gaia Scienza tra una sferzata di vento gelido e lo sputacchiare delle marmitte. Abbiamo parlato di noi, di musica, ideali, del mare con la consueta energia mista alla sensualità dei movimenti delle rispettive mani. Dopo la cena a luci basse su piccoli tavoli di legno scuro e una bottiglia di Nebbiolo, indovinando i rispettivi desideri nel gioco d’ombra creati dalla candela ci siamo diretti con passo veloce verso la sua auto rossa.
Il calore del vino in circolo anticipava la sensazione piacevole del prosieguo della serata non del tutto scontata, ma appena dentro l’abitacolo gelido P si è buttata su di me cercando la mia lingua. Il lievissimo odore alcolico mi ha ulteriormente eccitato e fatto dire sfiorando il suo naso col mio, “andiamo da me ?”. Invece staccandosi di colpo e mettendo in moto ha risposto “no, da me”.
Senza quasi guardare se la strada era libera o meno è schizzata fuori dal parcheggio in direzione della collina. Prima di arrivare a destinazione le ho fatto cenno di accostare a destra per comprare dei preservativi in un distributore automatico, tornando verso l’auto P fumava una sigaretta lasciando uno spiffero aperto per far passare il fumo, lo sguardo fisso su di me, gli orecchini perfettamente incastonati come gemme tra gli occhi azzurri e i capelli biondi fini come seta . In auto mi ha baciato ancora sussurrandomi nell’orecchio una porcheria.

Gli incontri con P sono sempre intensi, anche quando non si finisce a scambiarci calore sotto le lenzuola. C’è un’intensità di sguardi e intenzioni, un pacato accanimento nell’esigenza di spiegare, raccontarsi. Ci ascoltiamo sorseggiando vino rosso e scopando con gli occhi. Lo vedo quando ha voglia di sentirmi entrare nel corpo, c’è una luce vampiro negli occhi e nel modo di inclinare il collo per darsi un atteggiamento snob provocante.
Usciti dall’auto dietro la portiera ancora aperta tra il fiato caldo condensato e la linea perfetta dei suoi capelli mi ha detto di prenderla subito sul tavolo, al buio.
Il tempo di sentire il tlac della porta e buttato il cappotto sul divano la mia lingua roteava sul suo collo lungo. E’ intrigante spogliarsi velocemente uno davanti l’altro mangiandosi con gli occhi, assaporare la pietanza che vedi arrivare fumante sul piatto.

Ricordo ancora con divertimento quella volta che successe sull’ascensore con una fidanzata milanese. L’indomani mattina trovammo gli occhiali da sole una maglia e il giubbotto jeans sullo zerbino.

Ricordo l’intensità e profondità dei colpi, ma anche la dolcezza delle mani che si stringevano, la sua bocca spalancata e gli occhi vampiro fagocitarmi tra la sua carne. Nessuno dei quattro angoli dell’appartamento fu trascurato, i lividi sulle sue natiche. Il silenzio della prima collina torinese riempito dai gemiti. Ancora nuda prepararmi il caffè la mattina,quei capezzoli sempre dritti.
Mi piace come mi prendi perché sei un porco.




permalink | inviato da amphetamine il 7/1/2009 alle 9:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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