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It's allright Ma (I'm only bleeding)
21 novembre 2008
Slipknot - Milano 18 novembre - Delirium Tremens

Dopo l’esperienza del concerto degli Slipknot, sono in grado di sopravvivere a qualsiasi missione di guerra, sia come incursore che come barellista da prima linea.
Già prima dei pazzi maniaci dello Iowa avevano pensato di cucinarci/addestrarci per bene i Machine Head, granitico quartetto di fabbri incazzati istigatori del Muro della Morte e del pogo più feroce.
Della prima band di supporto, i finnici Children of Bodom c’è poco da dire, musica per ragazzini brufolosi amanti dei giochi di ruolo. Noiosi.

Andando per ordine, il Palasharp di Milano è strapieno, lo si evince dal tappeto di bottiglie di birra e vino sparse davanti i cancelli. Brutto segno, ci sarà battaglia.
Nemmeno un buco sugli spalti, non resta che restare nella fossa dei leoni cominciando a prendere le misure di chi sta intorno. Anni di esperienza insegnano a scegliere i compagni di divertimento e rissa. Prima regola restare lontani da energumeni con la faccia da idioti già ubriachi che fissano il pavimento. Evitare anche quelli con la testa rasata e la cresta da gallo e diffidare pure da quelli che si mettono a petto nudo. Insomma a dirla tutta tolta qualche graziosa fanciulla temeraria che verrà travolta e centrifugata alla prima nota, rimane davvero ben poco.
Lo show dei pazzi mascherati inizia alle 21.15, la pressione e l’arsura nell’arena è al massimo, sono completamente fradicio è già stanco. Appena si spengono le luci ha inizio il massacro. Puoi sentirla l’energia e il movimento di tutti gli esseri umani stipati come tonni drogati. Partono le note psichedeliche di Iowa, si apre il tendone nero e come in una perfetta scenografia disegnata da Tim Burton compaiono come delle marionette curiose gli otto psicotici. Qualcuno prende posto al fondo del palco, altri si affacciano verso il pubblico con movimenti teatrali, il drummer Joey Jordison al posto delle mani esibisce dei rami secchi, stupenda la sua nuova maschera da Gesù Cristo in croce.
Tutta la scenografia è grottesca, i colori predominanti sono il rosso amaranto e l’argento, appesi qua è là dei nodi scorsoi stilizzati. Sta terminando l’intro di Iowa, pochi istanti è tutta l’energia muscolare trattenuta si spezzerà, non resterà che saldarsi a terra per salvarsi e infatti alla prima nota ultra compresa di chitarra succede il pandemonio.
Non sono nemmeno riuscito a capire e ricordare la prima canzone nell’intento di non cadere, ai piedi gi anfibi mi proteggono dai pestoni, ho tolto anelli e orologio, il mulinello vorticoso dal diametro dell’intero pozzetto ti risucchia, vedi solo luci e corpi che si aggrovigliano, rumore che ti schiaccia a terra, sudore e capelli lunghi che ti entrano in bocca, urla miste. Ho urlato anche io “lasciami bastardo” ma è come urlare nel vuoto cosmico. Se cadi significa quasi sicuramente qualche dito rotto.

Gli Slipknot sparano quattro pezzi veloci uno dietro l’altro senza sosta che significano circa venti minuti di puro delirio senza sosta. Sono riuscito a staccarmi e raggiungere una zona del pozzetto apparentemente più tranquilla. Ho visto il mio amico tuffarsi e sgomitare nella calca per i primi minuti poi sparire tra i corpi.

Ho sete e voglia di una birra ghiacciata, ma l’idea di attraversare il mare tipo fortunale mi fa preferire la disidratazione. In un raro momento di lucidità ti rendi conto della rappresentazione della decadenza umana nella sua forma artistica o presunta tale. Un concerto diventa l’occasione per soffermarti sul campionario eterogeneo di atteggiamenti e comportamenti umani borderline. Gesta di provocazione, di esibizioni muscolari e volgarità assortite. Gli insulti e le bestemmie sono sciorinate come preghiere, ho visto anche qualcuno cercare la rissa, far male. Anche le numerose ragazzine accorse (qualcuna pure con la mamma o il papà) sono sguaiate e nervose come non mi capitava di vedere da anni. Gli Slipknot sono evidentemente capaci di raccogliere e convogliare una rabbia giovanile meglio di qualsiasi elemento di aggregazione. In Italia non si può fumare nei locali pubblici, però in tanti fumavano di tutto in barba (non della legge) del rispetto del prossimo.

Tenerissimo invece un vecchietto con capelli lunghi bianchi e giubbotto jeans foderato di vecchie toppe. Lui se ne stava però sul primo gradino, chissà che cazzo avrà pensato di fronte ad una simile esibizione di decadenza umana.
Ma tornando allo spettacolo musicale offerto – durato un’ora e mezzo – occorre ammettere che gli otto yankees ci sanno fare, ottima tecnica e molto movimento sul palco. Poco comunicativi con il pubblico, fatta eccezione per il secondo cantante che ha passato il tempo a ricevere e restituire insulti di ogni tipo, sputi, scarpe e pestare con una chiave inglese sui fusti e tamburi. Onestamente preferivo il vecchio look, quello con le tute bianche e il codice a barre stampato sul retro, ma è solo un fatto di gusti.

Dell’ultimo lavoro in studio hanno suonato solo due pezzi, i due singoli lanciati, Psychosocial e Dead Memories. In scaletta Disasterpiece, BeforeI I forget, The Blixster exist, Spit it out, Prostethic, The Heretich Anthem, Get This etc
Per il classico bis, 515 e People=Shit. Chiusura con Sic, degno finale della rappresentazione di quanto di malato c’è stato in tutta la serata. Un “malato” sotto controllo. La musica come redini.

Distrutti, fradici, assetati, stravolti ma appagati ci attendeva un’ora di fila alle casse automatiche del parcheggio di Lampugnano. Fanculo all'organizzazione. L'insulto per loro è quello più sentito e sincero.
Ma che dire del porco (di Pescara) che ha ruttato per un'ora di seguito a squarciagola in mezzo alla fila? Controllare l'ulcera sicuramente...che schifo però, stanchi e chiusi in fila con quell'odore di acido...
Qualche ardito con fuori 2 gradi stava allegramente a petto nudo, io mi sono rifugiato in una squisita frittella bollente zeppa di zucchero.

Dopo tanta rabbia, un po’ di dolcezza, sintetica, ma pur sempre dolcezza.




permalink | inviato da amphetamine il 21/11/2008 alle 12:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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